Il Santuario della Madonna della Corona, incastonato nella parete rocciosa del Monte Baldo in provincia di Verona, è uno dei luoghi più spettacolari e spirituali d’Italia. Situato a 774 metri di altitudine sopra la Val d’Adige, sembra letteralmente sospeso nel vuoto, come se fosse stato scolpito direttamente nella montagna. Ma come è stato possibile costruire un edificio così imponente in un luogo tanto impervio?
In questo articolo scopriamo la storia, le tecniche e le incredibili sfide affrontate per realizzare uno dei santuari più suggestivi d’Europa.
Le origini del Santuario Madonna della Corona
Le origini del santuario risalgono al XII secolo, quando alcuni eremiti si stabilirono nelle grotte naturali della parete del Monte Baldo. Queste cavità, già utilizzate in epoca romana, offrivano rifugio e isolamento perfetti per la preghiera.
Secondo la tradizione, una statua della Madonna Addolorata giunse miracolosamente in questo luogo nel 1522. Da quel momento il sito divenne meta di pellegrinaggi sempre più numerosi, rendendo necessaria la costruzione di una vera chiesa.
Dove si trova il Santuario della Madonna della Corona
Il santuario si trova nel comune di Ferrara di Monte Baldo, frazione di Spiazzi, in provincia di Verona. È costruito a strapiombo sulla Val d’Adige, direttamente incastonato nella parete rocciosa del Monte Baldo.
Questa posizione spettacolare è anche ciò che ha reso la sua costruzione una vera impresa ingegneristica.
Come è stato costruito il Santuario della Madonna della Corona
1. Costruire nella roccia viva
Il Santuario non poggia su fondamenta tradizionali.
È stato scavato e ancorato direttamente nella montagna, sfruttando la roccia come struttura portante.
Gli operai hanno:
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scavato la parete del monte
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modellato le grotte naturali
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costruito muri, pilastri e volte direttamente dentro la roccia
In pratica, il monte stesso è diventato parte dell’edificio.
2. Trasporto dei materiali: una sfida epica
Per secoli non esistevano strade per raggiungere il sito.
I materiali da costruzione (pietre, calce, legname, ferro) venivano:
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trasportati a dorso di mulo
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portati a spalla dagli operai
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calati dall’alto con corde e carrucole
Questo processo rendeva ogni ampliamento lento, costoso e pericoloso.
3. L’uso di passerelle sospese
Per permettere agli operai di lavorare sulla parete verticale, furono costruite passerelle di legno sospese nel vuoto, fissate nella roccia.
Da queste piattaforme venivano scolpite le pareti, montate le strutture e posate le pietre.
Un lavoro che richiedeva grande abilità, coraggio e precisione.
4. Le grandi fasi di costruzione
Il santuario ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli:
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XIII–XV secolo: prima cappella nella grotta
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XVII secolo: ampliamento con una vera chiesa
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1899–1905: costruzione dell’attuale grande santuario
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1975–1978: importanti restauri strutturali
Durante il Novecento vennero introdotte moderne tecniche di ancoraggio nella roccia e una strada carrabile fino a Spiazzi.
Come il santuario resiste nel tempo
Il Santuario Madonna della Corona è oggi sostenuto da:
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pilastri incastrati nella roccia
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ancoraggi in acciaio
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muri portanti collegati al monte
La montagna non è un nemico, ma una parte integrante dell’edificio: è ciò che lo rende così stabile e unico.
Un capolavoro di fede e ingegneria
Costruire il Santuario della Madonna della Corona non è stato solo un atto di fede, ma anche un capolavoro di ingegneria e adattamento alla natura.
Ogni pietra è stata posata rispettando la montagna, senza mai dominarla.
È per questo che oggi il santuario appare così perfettamente fuso con la roccia: non è “appoggiato” al monte, ma ne è parte.
Perché visitarlo oggi
Oggi il Santuario della Madonna della Corona è una delle mete spirituali e turistiche più amate del Lago di Garda e del Monte Baldo. Oltre al valore religioso, offre:
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panorami mozzafiato sulla Val d’Adige
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un silenzio profondo e suggestivo
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un’architettura unica al mondo
Conclusione
Il Santuario della Madonna della Corona non è solo una chiesa: è il risultato di secoli di lavoro, fede, sacrificio e ingegno umano.
Costruito in uno dei luoghi più difficili d’Italia, continua ancora oggi a stupire chiunque lo visiti.
Un vero ponte tra terra e cielo, tra roccia e spirito.
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